domenica 16 agosto 2015

(Im)Perfect


Ricordo esattamente quel giorno come se fosse ieri. Eravamo andati al parco per rilassarci un po' e passare del tempo con nostro figlio. Io e Robert stavamo parlando di cose senza alcuna importanza, stavamo ridendo come non facevamo da tempo, Philip stava giocando con una palla che continuava a rincorrere a destra e sinistra.
Ebbi il tempo di voltarmi giusto per vederlo accasciarsi a terra e non sollevarsi più.



Philip Stone (2708 - 2710), mio figlio.

"Che cosa è successo?"
"Non lo so."
 

Eravamo corsi subito verso di lui. L'avevo voltato e mi ero resa conto che non stava respirando, nemmeno il cuore si sentiva più. Avevo iniziato immediatamente a fargli il massaggio cardiaco.

"Che cosa sta succedendo?!"

Aveva tuonato più forte Robert mentre io cercavo di non perdere il conto.

"Chiama i soccorsi...ORA!"

I tre minuti più lunghi della mia vita. 
Philip riprese a respirare quando arrivarono con l'ambulanza, salii con lui mentre Robert ci seguì con la macchina. L'unica cosa che riuscivo a pensare era a quel corpicino troppo piccolo per aver avuto un arresto cardiaco. All'ospedale gli fecero una quantità spropositata di esami, tutto sembrava nella norma ma solo analizzando il midollo spinale trovarono qualcosa. 

"Non so come dirvelo...Vostro figlio soffre di una rara forma di cardiomiopatia. Generalmente quella che ha suo figlio colpisce le persone anziane, ed è il caso più grave da curare. Possiamo dare dei medicinali, e tenerlo al riposo, ma per l'età giovane che ha e le frequenti aritmie che abbiamo riscontrato, avrebbe bisogno il prima possibile di un trapianto di cuore. Per sicurezza sarebbe il caso che anche voi svolgeste lo stesso test, è una malattia genetica, uno di voi potrebbe esserne affetto o essere un portatore sano e non saperlo."

Risultai essere la causa della malattia di mio figlio, un caso più lieve e gestibile ma altrettanto imprevedibile. Riportammo Philip a casa, sempre pronti a correre in ospedale nel caso ci avessero chiamato per un trapianto. Ma l'aria di casa era diventata grave e pesante.
Io bevevo sempre più spesso, Robert mi picchiava quando tornava a casa dal lavoro. Philip non riusci a resistere a lungo e non ero nemmeno con lui quando ebbe un altro arresto. 

Questa volta non riuscirono a rianimarlo.

Ricordo la furia di mio marito la sera dopo il funerale, il suo viso pieno di rabbia e odio nei miei confronti, ma, nonostante i suoi pugni e calci, non riuscivo nemmeno a provare dolore tanto era grande il vuoto che avevo dentro di me. Persi i sensi, non so per quanto tempo, e mi risvegliai all'ospedale con un braccio rotto e piena di lividi. 
Robert aveva raccontato che avevo avuto un attacco di cuore ed ero caduta dalle scale. Nonostante risultasse l'attacco nessuno gli credette. Dopo sei mesi ero tornata a essere Maya Keen, una nuova Maya Keen in un appartamento spoglio dove vi era solo una foto di me e Philip, pronta a ricordarmi cosa ero: imperfetta.